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martedì 11 dicembre 2012

Cecile Fairchild - 2012 edition


Here we are
Handling onto strains of greed and blues
Oh  it's not real in you don't feel it
Unspoken expectations
Ideals you used to play with
They've finally taken shape for you.
(The Goonies 'R' good enough -  Cindy Lauper 1995)

Un mistero aleggiava su quella costa, un mistero vecchio di secoli e che i vecchi pescatori della zona si tramandavano oralmente di generazione in generazione.
Si diceva che in una delle grotte sottomarine che si trovavano lungo la linea della costa ci fosse nascosto un vecchio galeone della prima flotta di Autore ancora carico dell’oro destinato alle casse della Spagna, un galeone assalito e abbordato da un gruppo di pirati contrari al fatto che l’oro scavato dai cittadini di Autore venisse portato in Spagna per finanziare i fasti della corte spagnola.
La guerra d’indipendenza era alle porte, ma già alcuni pirati fedeli alla causa di Autore libero, assalivano e depredavano le navi spagnole e inglesi che portavano via le ricchezze della loro terra.
Centinaia di avventurieri con i mezzi più disparati e le idee più strampalate avevano cercato quel galeone nel corso dei secoli ma nessuno era mai riuscito a trovare neanche una minima traccia che portasse alla grotta sottomarina, e molti erano morti, o rimasti invalidi a vita, a causa delle correnti che agitavano il mare di fronte alla Baia del Pirata.

martedì 6 novembre 2012

Nodoka

     Quel posto era di una noia infinita.
Diavolo, davvero.
Sempre le stesse cose, le stesse facce e la stessa routine. Tutti i giorni.
Nei quindici giorni che avevo già trascorso in quel posto non avevo fatto altro che alzarmi la mattina, lavarmi, andare in spiaggia, pranzare, tornare in spiaggia, farmi una doccia, cenare e mettermi a dormire.
Sempre le stesse cose.
E non potevo dare la colpa a nessuno tra l'altro. Mia zia, che mi stava ospitando, faceva di tutto per cercare di rendere confortevole la mia presenza li ma era proprio quel posto che induceva alla noia. Il solo pensare che avrei dovuto trascorrervi ancora più di un mese mi deprimeva ancora di più.
- Ventidue - mormorai vedendo passare un gabbiano.
Per cercare di passare il tempo stavo contando i gabbiani che passavano davanti a lui, le navi che vedevo all'orizzonte, i bagnanti che avevano un costume rosso, e via dicendo.
Ero sull'orlo della depressione più nera, davvero.
Ci fosse stata almeno mia cugina Marlene, almeno lei avrebbe trovato il modo di rendere più interessante quella vacanza. Andando a cercare un tesoro nascosto oppure cercare di svelare il segreto del vecchio faro. Tutte cose che probabilmente ci avrebbero messi nei guai, ma volete mettere, sempre meglio di stare a fare le ragnatele su di una sdraio all'ombra e con davanti sempre il solito panorama. Ma Marlene quell'anno non ci sarebbe stata.

martedì 10 aprile 2012

Cinocefali


                Quando il taxi si fermò di fronte al castello di Valpollicella1 il sole era già calato oltre le cime delle montagne che circondavano la vallata. Un vento freddo ululava tra le fronde degli alberi e la luce della Luna era oscurata da delle dense nuvole che la coprivano parzialmente. 
Sul portone del castello una lampada mandava una fioca luce giallastra che sembrava volesse spegnersi ad ogni folata di vento più forte delle altre. 
Scendendo dal taxi mi chiesi se fosse un effetto voluto o se veramente le linee elettriche di quella zona fossero cosi poco affidabili da essere messe in crisi da un po’ di vento. 
- Il suo bagaglio mister! – mi disse con un accento strascicato l’autista del taxi porgendomi una piccola sacca da viaggio. Si vedeva lontano un miglio che non gli piaceva stare li. 
Aveva fatto il viaggio dal paese di Dog2 al castello costantemente sopra i cento chilometri orari, rischiando spesso di finire fuori strada, per cercare di arrivare prima che calasse il sole. Cosa che era risultata però impossibile. 
- Grazie! – lo ringraziai allungandogli quanto pattuito per la corsa più un extra, poi presi la sacca e mi voltai verso il portone di ingresso del castello. Con uno stridio di pneumatici ed un rumore di ghiaia sbalzata via sentii il taxi allontanarsi di corsa. 
Sembrava di essere in uno di quei vecchi film di vampiri, quando l’eroe giunge nel paesello sperduto e chi lo ha accompagnato scappa a gambe levate. 
Ma quello non era un film horror e in quel castello non ci abitava di certo il conte Dracula. 

venerdì 9 ottobre 2009

Lamia

                Arrivai a Salem1 che il sole era da poco sceso sotto la linea delle montagne.
Avrei preferito arrivare prima ma il pullman aveva trovato una frana lungo la strada e prima che riuscissero a farlo passare erano trascorse preziose ore di luce. Il tragitto, poi, dalla fermata, fino al paese aveva finito per esaurire completamente la luce facendomi arrivare nel piccolo paese quando il sole era ormai tramontato.
Rapidamente guardai il biglietto con l’indirizzo che mia cugina vi aveva scarabocchiato sopra e poi iniziai a guardarmi intorno alla ricerca di un punto di riferimento.
L’intera cittadina, come era logico aspettarsi, era deserta. Le finestre delle case pesantemente chiuse e non un solo rumore a disturbare il soffio del vento.
Già, ma perché logico aspettarsi?
Erano in pochi a saperlo e anche adesso, che sono passati molti anni, dubito che ci sia qualcuno che lo sappia.
Ad Autore quando si deve mantenere un segreto lo si mantiene.
Comunque, finito di guardarmi intorno mi rimisi il biglietto in tasca tastando per buona misura la testa d’aglio che mi ero portato dietro. Niente crocifissi o acqua santa, e neanche paletti di frassino nascosti nello zaino.
I primi non sarebbero serviti a nulla – non tutti sono cattolici sapete – mentre i secondi non sarei neanche riuscito a tirarli fuori se solo avessero voluto darmi una morsicata di benvenuto.
Continuate a non capire vero?
Salem non era una cittadina come le altre, era speciale.