mercoledì 4 settembre 2013

Marlene Shorts - Dormiano insieme parte 2

- Robert - mi chiamò Marlene entrando nella stanza.
- Sto dormendo - le risposi senza girarmi.
- Mi hai risposto, non puoi dormire! - ribatté Marlene.
- Questa è la segreteria dormifonica dell’utente da lei disturbato - continuai facendo sempre finta di dormire - lasci un messaggio, la richiamerò appena sveglio! -
- Robert! - sbatté i piedi e agitò la coperta che si era portata dietro - sei sveglio, ammettilo! -
- In realtà stai dormendo anche tu - le dissi di nuovo - e stai sognando che io sono sveglio e che ti sto parlando! -
- Se questo è un sogno allora posso telefonare al nonno usando il tuo cellulare - sogghignò - in fondo sono solo le due di notte e il nonno non si arrabbierà troppo se lo svegli in piena notte! -
- D’accordo! - capitolai alla fine. Ragazzi, Marlene era peggio di un demonio quando ci si metteva - Sono sveglio! 
Cosa c’è? -
- Volevo chiederti se potevo dormire con te! - sussurrò poi guardandosi i piedi calzati in due adorabili 
pantofole a forma di cagnolini.
- E da quando in qua mi chiedi il permesso? - la guardai iniziando a spostarmi nel letto per farle spazio - Di solito entri e ti infili sotto le coperte senza dire nulla! -
-  Ti dispiace? - sussurrò sdraiandosi sul letto.
- Che mi chiedi il permesso? - mormorai con un  sorriso sistemandole le lenzuola sopra e spostando il cuscino per darne una parte anche a lei.
- Che dorma con te! - sussurrò. A volte era un demone, ragazzi, ma quando Marlene tirava fuori il suo lato dolce era decisamente adorabile.
- Certo che non mi dispiace - sorrisi poi tornandoa sdraiarmi.
- Allora, buonanotte! - sorrise a sua volta Marlene voltandosi di scatto per darmi un leggero bacio sulle labbra.
- Buonanotte anche a te! - chiusi gli occhi preparandomi ad una nuova notte insonne.
Diavolo, Marlene era dolce e carina e non mi dispiaceva affatto dormire con lei, in fondo capitava una notte
si ed l’altra anche, ma la notte tirava certi calci mentre dormiva...

© 2013 suinogiallo


martedì 3 settembre 2013

Marlene Shorts - Dei perché e dei per come… e cosa è


Intanto partiamo dalla prima domanda che sicuramente vi starete facendo, cos’è questa cosa che sto leggendo a puntate su Padre Guinness Voice?
Non è una raccolta di racconti, diciamolo subito, o quanto meno non è solo una raccolta di racconti.
Non è neanche un saggio su Marlene Autore, cosi come non è la sua biografia. Ragazzi, d’accordo che con Marlene ci convivo da quando ho iniziato a scrivere e che la conosco probabilmente più di quanto conosco qualunque altra persona reale - se non altro perché l’ho creata io - ma scriverci sopra una biografia mi sembra decisamente esagerato. Però un po’ biografico è.
Non è neanche una gallery di immagini dedicate a Marlene.
Insomma, direte voi, ci dici cos’è questo coso o dobbiamo indovinarlo? Guarda che chiudiamo tutto e chi si è visto si è visto!
La verità è che non lo so neanche io. E adesso immagino le vostre facce. Ecchecavolo, sei l’autore e non sai cosa hai scritto!

lunedì 2 settembre 2013

Disegnare... for dummies



Di solito chi scrive una guida su qualche cosa è particolarmente ferrato su quella determinata cosa.
Difficilmente troverete una guida su come riparare un aspirapolvere scritta da qualcuno che non sa neanche come, un aspirapolvere, si accende.
Quindi, si suppone che il sottoscritto, estensore di questa guida sul disegno, sia un abile disegnatore. Nulla di più sbagliato. Anche se l’immagine che vedete qui di fianco è, però, una mia creazione originale.
Diciamoci la verità, io con una matita in mano sono del tutto, o quasi, negato. Ma mi piace disegnare ed immagino che come me, persone non capaci di disegnare ma che vorrebbero farlo, ce ne sono molte.
Questa mia guida è rivolta, quindi a loro. Chi di voi, cari und rari lettori, è bravo, bravino, appena passabile a disegnare prego astenersi dalla lettura. Tutti gli altri, invece, possono continuare.


Forse qualcuno di voi si ricorderà di come facevamo da piccoli (almeno quando io ero piccolo) a copiare un disegno che ci interessava o le cartine geografiche da inserire in qualche ricerca scolastica. Sto parlando di quando i computer erano grossi come case e facevano al massimo 2+2, quindi di preistoria.

sabato 31 agosto 2013

Fallout 3 - Postman - Capitolo 3

Fallout 3 - Postman
cap 3 - missione in incognito
by: suinogiallo


Out of the ruins
Out from the wreckage
Can't make the same mistake this time
We are the children
The last generation
We are the ones they left behind
And I wonder when we are ever gonna change it
Living under the fear till nothing else remains


We don't need another hero
We don't need to know the way home
All we want is life beyond the thunderdome
(We don’t need another hero - Tina Turner)


Lo scenario era apocalittico.
Le granate avevano fatto scempio non solo dei banditi ancora vivi ma anche di quelli che erano già morti e ovunque volgevi lo sguardo vedevi solo pezzi di corpo e interiora oltre ad una quantità di sangue schizzato per ogni dove.
La cosa tuttavia non turbò più di tanto il vagabondo del vault 101. Ci si era dovuto abituare.
Nella zona contaminata la morte del tuo avversario significava la tua sopravvivenza e se avevi lo stomaco delicato non saresti potuto sopravvivere a lungo. Se prima di lanciare quelle granate si fosse chiesto quali sarebbero stati gli effetti e si fosse soffermato a pensare che quelli erano esseri umani come lui probabilmente non le avrebbe lanciate. E a quel punto sarebbe morto, la sua testa staccata dal corpo e consegnata come trofeo alla Compagnia dell’Artiglio in cambio della taglia.
Si mosse con cautela tra le gambe e le braccia sparpagliate, passò su di un tronco e cercò di non pestare una mano che stringeva ancora una pistola. Una .32. Sarebbe stata utile per i pezzi di ricambio.
La raccolse avendo cura di continuare a guardasi sempre intorno. La possibilità che ci fosse qualche bandito ancora vivo ci poteva essere e non voleva finire impallinato.
Continuò la sua esplorazione alla ricerca di roba utile mettendo insieme nel giro di pochi minuti un discreto bottino. Qualche decina di tappi, della armi e delle munizioni. I vestiti erano troppo rovinati e si limitò a raccogliere solo delle pezze che avrebbe usato come merce di scambio.
Nel vecchio mondo sarebbe stato chiamato sciacallo, in quel mondo era solo uno dei tanti che raccoglieva quello che a qualcuno non sarebbe più servito.
- E questo? - si chinò a raccogliere un cappello dall’aspetto familiare.

giovedì 29 agosto 2013

Marlene Shorts - In spiaggia

Personalmente non è che il mare mi attiri particolarmente. Le mie capacità natatorie sono sempre state molto scarse ed ho sempre nutrito un certo timore verso il grande elemento blu.
Sarà stato anche a causa di mia cugina che, quando eravamo molto piccoli, avremmo avuto sette, otto anni, nel tentativo di insegnarmi a nuotare dopo avermi portato dove non toccavo tolse il tappo alla ciambella che avevo intorno alla vita. Ho un ricordo vago di quello che accadde quel giorno. Ricordo il caldo, la sabbia, l’acqua che si alzava e i miei piedi che non toccavano più il fondo, e poi il volto sorridente di Marlene mentre toglieva il tappo alla mia ciambella a forma di drago.

Ricordo il gorgoglio dell’acqua e dell’aria intorno a me, la ciambella che si afflosciava ed io che, ragazzi, iniziavo a farmela sotto. Metaforicamente parlando, ovvio.
L’ultimo ricordo che ho è di me che iniziavo a dare qualche bracciata alla disperata per cercare di avvicinarmi a dove sapevo che i miei piedi avrebbero toccato il fondo senza che l’acqua fosse più alta di me. Poi non ricordo più nulla.
I ricordi riprendono da qualche minuto dopo. Io sdraiato sulla spiaggia, Marlene inginocchiata accanto a me con il volto rigato dalle lacrime e la nostra tata che, massiccia, ci osservava dall’alto.
Alla fine era stata proprio Marlene a salvarmi. Non so come, mi aveva afferrato e mi aveva trascinato fin sulla spiaggia sotto lo sguardo attento della tata e del bagnino che, da quello che mi dissero in seguito, era comunque pronto ad intervenire.
- A cosa pensi? - mi domandò improvvisamente Marlene raggiungendomi sotto l’ombrellone.
- A quando hai provato ad affogarmi! - le risposi sorridendo.
- Ancora! - mormorò imbronciando un po’ il viso - Sono passati quattro anni, potresti anche smettere di pensarci! - poi mi si sedette accanto sull’asciugamano che avevo steso all’ombra dell’ombrellone - Si è trattato solo di un piccolo incidente. Non credevo che togliendo il tappo quella stupida ciambella si sarebbe sgonfiata cosi rapidamente! -
- E poi mi sono spaventata anche io! Che credi! - continuò guardandomi stringendosi le braccia intorno al corpo quasi a mimare un tremito - Quando ho visto che iniziavi ad affondare mi sono presa un gran bello spavento! -
- Ma lasciamo perdere questi ricordi! - sorrise scattando in piedi - Piuttosto, non hai niente da dirmi? -
- Su cosa? - la guardai. In realtà avevo capito cosa intendeva. Il giorno prima era andata con la tata a cercare un nuovo costume da bagno, che poi era quello che stava indossando in quel momento, ed era ansiosa di sapere come le stava e, soprattutto, di ricevere qualche complimento.
- Secondo te? - fece una piroetta su se stessa.
- Non mi sovviene in mente nulla! - mormorai continuando a far finta di non aver capito cosa volesse.
- Sul serio? - mormorò guardandomi e abbassando lo sguardo leggermente. Diavolo, Marlene di solito era determinata e raramente si lasciava scoraggiare ma quelle poche volte che accadeva, beh, lo si notava davvero.
- Stai benissimo! - sorrisi infine vedendole tornare il sorriso sul volto.
- Sul serio? - continuò a sorridere quasi saltellando sul posto - Non me lo dici solo per farmi contenta? Magari questo costume mi ingrassa oppure mi fa sembrare goffa e strana, oppure il colore è assurdo o sarebbe stato meglio un bikini invece che un costume intero oppure… -
- Stai benissimo - le confermai di nuovo sorridendo. Ragazzi, Marlene sarebbe stata bene anche solo con un sacco di iuta addosso, con il vestito più anonimo, senza niente… a pensarci bene senza niente era, ed è, magnifica… ma con quel costume stava davvero bene.
Non sapevo se era il colore, quel verde brillante che si sposava alla perfezione con il colore dei suoi capelli, o il taglio che si adattava perfettamente al suo corpo, forse era tutto l’insieme ma di sicuro qualunque cosa fosse, diamine, le stava d’incanto.
- Sono contenta! - tornò a sedersi accanto a me - Ero indecisa tra questo ed un bikini, alla fine li ho presi tutti e due, ma questo era la mia prima scelta! -
- Ma adesso non pensare che ieri io abbia passato cinque ore a provare costumi da bagno solo per compiacerti! - aggiunse poi mostrando quel piccolo lato tsundere che possedeva e che tutto sommato non mi dispiaceva - L’ho fatto soprattutto per me! -
- E non ero per niente ansiosa di sapere il tuo giudizio - continuò iniziando a tracciare dei cerchi nella sabbia.

© 2013 suinogiallo